Così come l’artista ha due “corpi”, una strettamente connesso con una dimensione temporale, materno e gestazionale –che al suo interno, per l’appunto, matura e genera – l’altro con quella spaziale di una “ presenza fisica” – che null’altro è che il corpo della persona -, ogni opera d’arte – che è fatta di sostanze immaginarie e reali – è specchio di questa doppia natura nella quale spazio e tempo si contrappongono, spesso conferendo l’uno all’altro le sue prerogative proprie.

Da una parte il mondo “reale”, dall’altra quello “formato” dall’arte, che percepiamo soltanto attraverso l’illusione drammatica della sua messa in scena; da un lato lo spazio del mondo reale che viviamo come ascissa misuratrice e di scansione della qualità e delle quantità dell’ordinata tempo, nella sua successione sequenziale di passato presente futuro, dall’altro lato l’arte che utilizza la conclusione, finita fisicità del suo spazio non più per misurare tempo ma per essere Tempo.

Mario de Candia