Nulla, in natura, si perde; tutto si trasforma: e l’arte di Francesca Cataldi si fonda su un processo metamorfico costante e ininterrotto, al punto che si potrebbe parlare di un riciclaggio intermaterico condotto sul filo di un rigore implacabile. La sua mente capta con sottigliezza sequenze di nessi meticci, ma la fase dell’elaborazione è sempre intensamente fisica. La corporalità di Francesca è un elemento mai secondario o irrilevante del suo fare. Le durezze o le mollezze, il calore o il gelo dei materiali che tratta, i loro odori e la loro reattività spesso così inattesa (e talora fòmite repentino di saettanti scoperte formali) pertengono al dominio di un percorso terrestre che trova in se stesso un’esaltazione metafisica. Ecco allora che il cemento armato, il catrame, le strutture metalliche, le paste di carta, le sabbie, le ruggini, il vetro si rilanciano senza sosta una tramatura di echi che ha il potere di declinare naturalità diverse sotto il segno di una vivida aggressività espressionista agevolmente coniugata a una grafia di estrema raffinatezza, cosicché la perentorietà più aspra si alterna, per via di traumi che fanno catena ininterrotta e corpus continuum, a espansioni di geometrica dolcezza mediterranea e orientale.
Lungo tutto il percorso di Cataldi persiste come un’ossessione il tema del Libro trattato secondo modulazioni varie (cemento armato e rete, cemento e vetroresina, catrame e filo di ferro, carta martellata e imprimiture di ruggine, vetro e rame). Il libro si fa oggetto, presenza unica e solitaria, feticcio. Non più “multiplo”, il volume agisce come totem, in un’epifania in cui anche i grafèmi appaiono come segni modellati, pura dinamica scultorea tutta plasmata sul glabro, sul levigato, in una sorta di carezza marina, di trasparenza policroma. Si sa come la biblioteca sia il luogo della memoria pietrificata, che pure può, se debitamente galvanizzata, erompere in fiammate di liquido vitale. . Cataldi procede per scarti gemellari fantasiosi e incestuosi: di qui, il dispiegato fulgore della sua energia. Intelligenza e amore della materia, delle materie: in questa splendida mostra mirabilmente condensati in un medium dùttile e vibrante come il vetro, in cui nella fattispecie sembra alitare il calore della parola, il suo enigma e le sue interrogazioni insoddisfatte.
Mario Lunetta